Rispetto al passato, i riflettori sulla salute mentale sono più accesi. Nonostante questo, esistono ancora alcuni concetti che non sono noti e chiari a tutti. Uno di questi riguarda la differenza fra sostegno psicologico e psicoterapia.
Si tratta di due processi la cui differenza è spesso sottile: se il fine può essere considerato il medesimo, ossia aiutare il paziente a migliorare il proprio stato di benessere interiore e, di riflesso, la qualità della propria vita, gli strumenti che il professionista utilizza sono differenti.
Sostegno psicologico: di cosa si tratta?
Quando si parla di consulenza e sostegno psicologico, si inquadra un processo che vede il professionista, psicologo laureato e regolarmente iscritto all’albo, attuare un intervento di supporto avente il fine di supportare il paziente che vive situazioni critiche momentanee.
Tra i fattori che le provocano è possibile chiamare in causa trasferimenti, lutti, cambi di lavoro: in tutti i casi, si tratta di situazioni davanti alle quali è particolarmente importante chiamare a raccolta tutte le proprie risorse positive e trovare gli strumenti giusti per gestire quotidianamente in maniera funzionale.
Profondamente mirato, il percorso di sostegno psicologico può riguardare, oltre al singolo individuo, anche la coppia e/o l’intera famiglia.
Non esiste un numero di sedute prestabilito, in quanto tutto dipende dalla situazione di partenza.
In linea di massima, si tende a non farne tante – attorno alle dieci – in modo da garantire al paziente la possibilità di iniziare a gestire gli strumenti forniti in tempi brevi.
Una caratteristica del percorso di sostegno psicologico riguarda il suo non andare in profondità dei meccanismi sottesi al vissuto del paziente e delle persone con cui ha a che fare: l’obiettivo, infatti, non è portare a galla conflitti rimasti celati per anni, ma di fornire alla persona strumenti pratici immediatamente utilizzabili per risolvere la situazione problematica che crea disagio.
Attenzione: l’analisi di aspetti profondi non è vietata. Può accadere che, nel corso delle sedute, si vada più a fondo relativamente a un determinato aspetto della vita del paziente, ma non è obbligatorio.
Cos’è la psicoterapia?
Eccoci a parlare della psicoterapia. Ricordiamo innanzitutto che non tutti possono esercitarla: necessario, infatti, è essere psicologi regolarmente iscritti all’albo o medici abilitati e frequentare un ulteriore percorso di formazione di quattro anni.
Le scuole in Italia sono tante e fanno riferimento a svariati orientamenti, da quello cognitivo-comportamentale, profondamente focalizzato sulla brevità dell’intervento psicoterapico e sul mettere a disposizione del paziente strumenti pratici per ridurre l’impatto negativo delle convinzioni limitanti, a quello sistemico-relazionale.
Il fine della psicoterapia, che prevede protocolli più strutturati e protratti nel tempo rispetto al sostegno psicologico, è quello di eliminare gli schemi comportamentali disfunzionali e di lavorare sui sintomi che il paziente vive nella sua quotidianità leggendoli come la conseguenza di vissuti che provocano un forte disagio.
Nello studio dello psicoterapeuta, il paziente impara a conoscersi e a riconoscere le dinamiche disfunzionali che caratterizzano o hanno caratterizzato il suo vissuto personale o familiare.
A partire da queste informazioni, si lavora per concretizzare il cambiamento.
A differenza dello psicologo, lo psicoterapeuta può lavorare con pazienti affetti da vere e proprie patologie, depressione in primis, e disturbi (disturbo ossessivo compulsivo, disturbo post traumatico da stress etc,).
Non può prescrivere farmaci – a meno che non abbia una laurea in medicina – e, come già detto, può adottare diversi approcci tecnici.
Nel corso degli ultimi anni, quello cognitivo-comportamentale è stato integrato con tecniche mutuate dal mondo della meditazione, tra cui la Mindfulness.
Aspetti comuni
Esistono, come è chiaro, differenze importanti tra il sostegno psicologico e la psicoterapia. Non mancano, ribadiamo, i punti in comune. Oltre a quello citato all’inizio dell’articolo, si ricorda la riservatezza che il professionista è tenuto a mantenere (il segreto professionale).
Il setting è quindi in tutti i casi uno spazio di totale sicurezza.
Conclusione
Prendersi cura della propria salute mentale è un gesto di responsabilità verso se stessi e verso chi ci sta accanto.
Che si tratti di un sostegno psicologico mirato ad affrontare momenti di crisi o di un percorso psicoterapico più strutturato e profondo, l’importante è non rimanere soli di fronte alle difficoltà.
Solo un professionista potrà valutare insieme a te la strada più adatta, aiutandoti a ritrovare equilibrio, consapevolezza e benessere nella quotidianità.

